L' orrore della piccola Debully

06.08.2019

1836. Relazione della sentenza di morte contro Antonio Leger di anni 29, colpevole di un misfatto inaudito commesso nel bosco vicino a Dourdon nei dintorni di Versailles. Se non avessimo l' atto di accusa, l' istruttoria e gli interrogatori, dubiteremmo sulla veridicità dello stesso. 


Dall'atto di accusa e dalle confessioni circostanziate emerge che Antonio Leger andava vagando per il bosco di Dourdon alimentandosi di legumi rubati. Unico suo avere erano 50 franchi che furono usati per comprare il cibo necessario al suo sostentamento. Aveva trovato un riparo per le sue notti nella grotta detta la Carbonaja, ove visse per quindici giorni. Iniziarono però a mancargli gli alimenti e i mezzi per procurarseli, cominciò quindi a maturare dentro di sé un orribile desiderio di nutrirsi di carne umana e di dissetarsi con il sangue.  


L' occasione non tardò. Infatti, il 10 agosto, passeggiando nel bosco e trovandosi verso le ore 4 pomeridiane sulle lievi alture che dominavano la valle d'Esteville, vide in una vigna la giovinetta Debully, di 12 anni. In quel momento concepì il disegno di prenderla per cibarsene. Si rassicurò che non fosse visto da alcuno, e rassicurato da ciò, piombò sull'infelice, le strinse il collo col fazzoletto, se la mise sulle spalle e rapidamente si nascose nel bosco. Stanco della corsa e vedendo la giovinetta già morta, la depose a terra, e spinto da rabbia orribile le diede parecchie coltellate. Successivamente le aprì il corpo dall'alto al basso e bevve il sangue della sua vittima, succhiandone il cuore che poi mangiò. Sazio del suo orribile gesto avvolse il cadavere nei vestiti della vittima e lo buttò nella caverna.


Dal giorno in cui Antonio Leger confessò il tutto, mostrò sempre una freddezza d'animo spaventosa. Nel ricordagli le circostanze del suo delitto egli rispondeva sempre con aria d'indifferenza. Due solo sedute bastarono a giudicare ed a condannare a morte Antonio Leger il quale nell'udire la sentenza di morte fu colpito da uno stupore ben diverso da quella fredda indifferenza che mostrò nei dibattimenti. 


Questa rara sentenza di morte fu stampata nel 1836 dal Baseggio, nelle città di Como, Verona e Bassano.