La compagnia della morte

21.10.2018

Nella città di Roma, durante il XVI secolo, accadeva che i cadaveri dei poveri defunti erano buttati nelle pubbliche strade divenendo spesso il teatro orribile di cibo per animali. In tal modo si voleva provocare pietas nei fedeli che ivi passando donavano con l' elemosina il necessario per seppellirli in luogo santo.


A Roma nell' anno del Signore 1538, sotto il pontificato di Paolo III, alcune pie e devote persone istituirono una compagnia, sotto il titolo DELLA MORTE. L' impegno nell' opera di misericordia era la sepoltura in luogo sacro dei cadaveri che si trovavano nella città di Roma e nelle campagne circostanti, il tutto a loro spese.


La fama e la fortuna resero merito a questa compagnia che crebbe nel numero di aggregati, sia fratelli che sorelle, a tal punto da essere riconosciuta come Arciconfraternita nell' anno 1560 da papa Pio IV con la bolla "Divina disponente clementia".


Il simbolo dell' arciconfraternita è oltremisura emblematico. Al centro presiede un teschio con tibie incrociate al cui sfondo è presente una croce con motto IN HOC VINCES. Alla base trovasi tre piccole semisfere che simboleggiano il monte Calvario affiancate da due clessidre. Il tutto inserito all' interno di un ovale circondato dalle parole ARCHICONFRATERNITAS MORTIS ET ORATIONIS.


Nel 1590, in Roma, si stamparono per la prima volta gli statuti di questa arciconfraternita, ristampati più volte nei secoli a seguire.


L' opera presentata è l' edizione romana del 1673 contenente gli statuti dell' arciconfraternita, divisi in 54 capitoli, i quali regolano e disciplinano i comportamenti, le istruzioni e gli obblighi dei confratelli. Il frontespizio riporta al centro l' immagine simbolo dell' arciconfraternita già descritto in precedenza. Una delle caratteristiche più importanti di questo esemplare risiede nella legatura. Questo libro parla ancor prima di essere sfogliato, il lettore è avvisato da un' estetica che preannuncia e non lascia dubbi, un simbolismo chiaro e forte. La legatura è in piena pelle scura e i piatti sono ornati da quattro piccoli teschi in oro con tibie incrociate e un teschio più grande al centro. Non vi è altro da dire, un monito, un memento.