La predicazione del terrore

10.08.2019

La predica orale fu uno degli strumenti più potenti ed efficaci nelle mani della Chiesa. Una vera e propria strategia di comunicazione per orientare il pubblico con meccanismi di  repressione, persuasione e manipolazione. La predica orale era rigidamente strutturata in parti (esordio, esposizione, confermazione o dimostrazione, epilogo o perorazione finale) e costruita intorno a un thema, ossia un versetto biblico quale sintesi e principio dell' argomento contenuto nella predica stessa. 


L' epoca Barocca diede sfoggia di un metodo di predicazione definito del terrore. Infatti, i messaggi sulla morte, le pene, le sofferenze, l' inferno e i peccati, erano utilizzati con potenti artifici e grande maestria per gettare il terrore nelle anime degli ascoltatori. Attraverso una scenografia elementare che agiva profondamente sulle folle, si provocava paura ed orrore. Le prediche del padre Romolo Marchelli, stampate nel 1677 in questa prima edizione romana, sono tra gli esempi più coinvolgenti e con la sua macabra antiporta figurata diventa un perfetto modello di riferimento.  


Il pulpito si presentava come una sorta di palcoscenico dal quale il prete operava sotterfugi e trucchi, tra i più macabri, che facevano leva sull'uditorio. L' obiettivo era uno solo, incutere paura. Spesso si ricorreva al trucco teatrale del teschio. Nel 1608 Le Nobletz porse ad una penitente un cranio coperto di una parrucca bionda pettinata all'ultima moda. Un altro metodo era rappresentato dal canto dialogato nel quale gli uomini che sono sulla terra interrogavano quelli che erano morti dannati, che erano nascosti sotto il palco. 

I Gesuiti ricorrevano spesso alle processioni dei flagellanti all'interno delle chiese fra grida violente. A volte al termine delle prediche il prete si poneva in capo una corona di spine, una corda al collo, si toglieva la tonaca e si infliggeva una dura disciplina. Venivano usate anche pelli di montone su cui erano rappresentate alcune vignette. Queste erano direttamente connesse con la predicazione aumentando l' effetto terroristico e suggestionante. Talvolta la predica sceglieva come sede il cimitero, con una tomba aperta. 

Le prediche sull'inferno e sulla morte generalmente si tenevano dopo il calare del sole, in chiese illuminate da fioche luci, e provocavano spesso, gemiti, pianti e svenimenti. Per questi i mariti erano invitati a non consentire alle donne incinte di partecipare al discorso sull'inferno. Capitava a volte che il prete bruciava la stoppa sul pulpito per indicare le vanità del mondo. Si fulminavano scomuniche e maledizioni. Facevano portare in giro per la chiesa l' immagine di un'anima dannata, accerchiata da diavoli. Si utilizzava anche il terzo tuono ovvero l'uso del tono della voce molto alto e crescente.