Il dolore di Enrico III 

17.01.2021

Maria di Cleves, principessa di Condè, figlia del duca Francesco I, ispirò una passione violenta e profonda al re Enrico III. I poeti del tempo la celebrarono sotto il nome di Bella Maria, questa principessa che era stata la meraviglia della corte di Carlo IX per la sua bellezza e per le sue virtù, morì di parto nel palazzo del Louvre all'età di ventuno anni, era il 30 ottobre del 1574. Il principe Enrico III, appresa la notizia della sua morte, diede tutti i segni di un dolore violento, rimase parecchi giorni senza mangiare in un appartamento parato di nero. Quando si decise di riapparire in pubblico decise di indossare un abito nero tempestato di teste di morti. 

Questo episodio di profondo dolore è emblema della vita di questo sovrano. La sfortuna e i mali che gravavano su di lui alla fine del suo regno gli diedero un certo gusto per il macabro. Il re, di natura piuttosto emotiva, credeva che le sue sfortune, in particolare l'assenza di eredi, fossero dovute ai suoi peccati. Perciò, per espiarli, spesso si ritirava per giorni interi nei monasteri a mortificarsi.

Questa carica di oscurità che aleggiava nello spirito del sovrano è del tutto evidente in alcuni libri da lui commissionati. Esempio emblematico è l'opera qui proposta, attribuita a Clovis Eve, allora rilegatore del re, eseguita intorno al 1586-1587. Questa è una delle tredici rilegature macabre ordinate da Enrico III per i membri della Compagnie des Confrères de la Mort, confraternita creata da Enrico III nel 1585.