I morti che masticano

28.10.2020

Nel XVI secolo erano segnalati con una certa frequenza alcuni fenomeni particolari e macabri che si avvicinavano, per certi aspetti, al vampirismo. Si tratta in particolare degli "Schmaetzende Tode", ovvero, i "morti che masticano", fenomeni che interessarono per un breve periodo la Germania orientale, la Polonia, la Boemia e la Moravia. 

L'autore Michael Ranft affronterà il tema dei "morti che masticano" nella sua opera dal titolo DE MASTICATIONE MORTUORUM IN TUMULIS, stampata a Lipsia nel 1728. Per comprendere il fenomeno degli "Schmaetzende Tode" possiamo partire da un caso citato dall'autore in quest'opera avvenuto in Polonia nel 1572: " Il cadavere di una donna è trasportato dal villaggio di Rhezeur fino alla periferia di Leopoldstat per esservi sepolto presso il santuario dell'Esaltazione della Croce. La peste non tarda a scatenarsi nelle case vicine. Le persone incaricate delle esequie sospettano che la donna sia una strega. Il cadavere è riesumato: lo si trova completamente nudo. Se ne deduce che la donna ha divorato i propri vestiti. Le viene tagliata la testa con una zappa e la si sotterra nuovamente. La peste cessa immediatamente". 

Secondo alcune fonti, per ragioni non ben chiarite, alcuni defunti già sepolti si mangiavano gli abiti e ogni cosa intorno, comprese le proprie carni. Per questi motivi, in alcune regioni tedesche, vi era l'uso di tappare la bocca ai morti con una zolla di terra, una pietra o un fazzoletto. Inoltre, si diceva che questi defunti, masticando, mandassero un suono simile a un grugnito di maiali, con un rumore percepito chiaramente fin dentro le case dei villaggi. Uno degli aspetti che più preoccupava gli abitanti era la convinzione che tale grugnito provocasse l'arrivo di una epidemia. Per fermare l'eventuale arrivo pandemico si aprivano le tombe da cui proveniva il suono, si strappava di bocca ai morti quello che stavano mangiando e infine gli si tagliava la testa o gli si trapassava il cuore con un paletto. 

L'opera di Michael Ranft si inserisce nel dibattito che nella prima metà del Settecento vide contrapporsi due correnti di pensiero. Da una parte vi erano i sostenitori della magia diabolica, i quali affermavano che il Diavolo tramite la masticazione dei morti ha l'obbiettivo di esumare i cadaveri e diffondere il contagio, dall'altra vi erano i cosiddetti "riformisti", ovvero coloro che accettavano l'esistenza di una non bene precisata magia naturale. "La cosa migliore" - scrive Ranft - "ci sembra essere la franca riconciliazione con i morenti e l'oblio del passato. Così i morti, con il cuore in pace, non desiderano più nulla dalla vita. La loro immaginazione resta addormentata e non torna più ad operare sui viventi. Se ciò non bastasse e in caso di fallimento, il miglior rimedio sarà quello di esumare il corpo e di annientare le sue operazioni nocive distruggendolo in qualunque modo".