Mortificazione

15.11.2019

Punire e reprimere gli istinti corporei. Lottare contro le proprie pulsioni naturali ed istintive, in particolare quelle sessuali. Flagellazioni, cilici, digiuni e torture, tutto per mortificare la carne e purificare la via che porta Dio. Una pratica ascetica quotidiana volta a conquistare la vita eterna. "Fiat voluntas tua"! 

Tra i moltissimi esempi di Santi e fedeli che praticarono questo esercizio, riportiamo il caso della serva di Dio suor Innocenza Orselli da Forlì. In questa edizione del 1741 l' autore Tommaso Belloni, sacerdote forlivese, in questa ricca e precisa biografia, descrive dettagliatamente le pratiche di umiltà e mortificazione di Innocenza Orselli. 

Cit: "[...] Chiedeva sempre essa la Morte e la facea parlar della morte come di cosa più grata, la più gioconda, che mai potesse succederle. Anzi per non perderla mai di vista, e per rendersi questa morte più famigliare, o teneva appese in Cella Immagini di orrore che raffigurassero teschi ed ossa di scheletri spolpati." 

Le sue flagellazioni erano asprissime con funi ritorte e stellette di ferro da cui ne usciva sangue in gran quantità, tale da permanere indelebile sugli strumenti. Raddoppiava queste carneficine nei giorni più lugubri dell'anno squarciando più che mai il suo corpo con l'aggiunta di spine e ortiche. Per evitare che le sferzate dolorose non giungessero all'ascolto di tutti, si percuoteva nei più profondi silenzi della notte. Poco il riposo, l'unico su nude tavole dove le piume erano sostituite da legni ruvidi e nodosi. La sua brama insaziabile di penitenza l'aveva addestrata ad ogni ordigno di sofferenza: croci e cuori di legno, grandi quanto un palmo, intrecciati di punte acutissime, venivano da lei premuti con forza sul petto. Catenelle a taglio sulle cosce, sui lombi, e sulle braccia. Cingeva gran parte del suo corpo di cilici. Come se tutto ciò non fosse abbastanza, formò di propria mano un altro strumento che solo a vederlo muove terrore. Questo aveva forma di una corazza ricoperto all'esterno di cotone ma foderato all'interno di catenelle intrecciate ed armate di punte aguzze. Non serve pensare quanto dolore scaturisse da siffatto mantello.