Papè Satàn

12.11.2019

Nell'anno 1590 il viaggiatore tedesco Lorenzo Schrader nel suo diario di viaggio riportava quanto scritto su di una lapide nella basilica romana di Santa Croce in Gerusalemme, destinata a sparire nel settecento: Silvestro II fu papa grazie a un patto con il diavolo, ma quando in Santa Croce ebbe avvisaglie di morte, ai cardinali riuniti confessò i propri crimini, a base di stregonerie e macabri incantesimi. Si pentì e ordinò che lo facessero a pezzi, buttando i brandelli di se stesso fuori della chiesa come omaggio del suo corpo a Satana, ma non dell' anima che invece detestava quel sacrilegio". 

Silvestro II, al secolo Gerberto di Aurillac, fu considerato nella storia come una sorta di papa satanico, secondo il linguaggio dantesco Papè Satàn. Molte le cronache che lo descrivono. Bennone, vescovo di Osnabruck, scrive che Silvestro II, nel sentirsi venire addosso la morte, supplicò che gli fossero troncate le mani, perché con esse aveva disonorato Dio. Guglielmo di Malmesbury lo accredita in possesso di un libro segreto per i suoi studi di negromanzia. Infine, il Liber Pontificalis, nel Quattrocento, lo registra come colui che rese omaggio al diavolo affinché ogni cosa gli riuscisse proprio come desiderava. 

Giovanni Stella, nell'opera qui riportata e dal titolo "Vitae ducentorum et triginta summorum pontificum", stampata in Venezia nel 1503, lo descrive come [...] hic diabolicis artibus factus est pontifex. Ottenne il pontificato attraverso le arti del Male quando ancora era un giovane monaco. 

La domenica fatale sarà il 12 maggio 1003. Dopo aver cantato messa viene improvvisamente colto da malore. Sviene. Si riprende, ma il malore interno aumenta. Avverte l'arrivo della morte. Si distende a terra e piange a lungo per i suoi crimini perché la sua anima ha preso parte a tali sacrilegi.