Suppliche per i condannati

21.10.2018

Opera manoscritta su pergamena databile tra la fine del XVII e inizio XVIII secolo. Il manoscritto contiene le preci - ovvero preghiere e suppliche - da recitarsi nell' oratorio di San Giovanni Battista della Morte ove si ospitava la Compagnia omonima.


L' opera manoscritta presenta una legatura in piena pelle scura con quattro piccole borchie sui piatti e ganci metallici di chiusura. Si esalta l' immagine con piccoli teschi e tibie incrociate impressi in oro che occupano rispettivamente i quattro angoli. Al centro, circondato da un ovale di piccoli teschi scuri, presenzia un incisione in oro raffigurante uno scheletro con la mezza luna.

Era l' 8 maggio 1488, quando alcuni uomini fiorentini che si trovavano a Roma fondarono una confraternita - dal nome S. Giovanni decollato o S. Giovanni Battista della morte - il cui scopo era portare conforto e assistenza ai carcerati e ai condannati a morte.


Due anni dopo, papa Innocenzo VIII conferiva loro un luogo sotto il Campidoglio dove, grazie alle molte elemosine ricevute, edificarono una chiesa a S. Giovanni Battista. Il papa concesse inoltre diverse indulgenze e privilegi tra cui la possibilità di tumulare i condannati e riscuotere le loro eredità. La compagnia disponeva di due possibilità d' azione, l' una, il conforto ai condannati a morte, l' altra, la liberazione di un condannato.


Il giorno del condannato: Il giorno prima dell' esecuzione si affiggevano delle tavole in molte zone della città invitando tutti a pregare per il passaggio all' altra vita del povero condannato. Nella notte i fratelli della Misericordia si radunavano nella chiesa di S. Giovanni e qui pregavano il Signore affinchè concedesse loro la forza per compiere il doloroso ufficio. Poi uscivano a due a due, in silenzio e con la sola luce delle torce si dirigevano alle carceri. I ruoli erano i seguenti: due facevano i confortatori, uno il sagrestano, un' altro scriveva su di un libro tutto ciò che accadeva dal momento dell' intimazione della sentenza al momento dell' esecuzione.

A mezzanotte i guardiani delle carceri andavano a prendere alla segreta il condannato, gli legavano le mani e lo accompagnavano su di una scala che portava alla cappella della consorteria. Qui il notaio gli intimava la sentenza di morte. Ed ecco che entravano in scena i due fratelli confortatori che con abbracci e immagini religiose cercavano di dargli conforto in quel momento terribile. Gli altri stavano intorno disponendolo per la confessione e per la comunione, se voleva poteva fare testamento. Nel contempo altri fratelli iniziavano una lunga e lugubre processione, in fila per due con il sacco sulle teste, le torce accese di cera gialla e un crocefisso coperto da un drappo nero. Partivano dalla loro chiesa di S.Giovanni per arrivare fino alle carceri. Intanto il povero condannato saliva sulla carretta sempre circondato dai confortatori.

Arrivato sul luogo dell' esecuzione il condannato scendeva in una camera tutta adibita a colore nero e giunta l' ora il ministro della giustizia gli bendava gli occhi. Saliva il patibolo, sempre affiancato dai confortatori, e mentre veniva eccitato a ripetere i nomi di Maria e di Gesù, il ferro scendava.

I fratelli prendevano allora cura del cadavere deponendolo nella bara e trasportandolo nella loro chiesa. Qui, recitate alcune preci e data l' assoluzione, davano al defunto degna sepoltura.


Il giorno della liberazione del condannato: nella prima tornata di agosto, come indicato dagli statuti della compagnia, il governatore nominava tre fratelli affinchè visitassero tutte le carceri di Roma e prendessero nota di tutti i prigionieri condannati a morte. Si registravano inoltre tutti i dettagli dell' accusa, del processo e del loro memoriale, cosi da poter avere più informazioni possibili e procedere alla scelta tramite elezione. Vinceva il condannato che tramite bussolo riceveva più voti neri. Dopo un lunga funzione il condannato riceveva il mandato di liberazione.