San Bruno, tra vocazione e dannazione

20.04.2019

II mondo potrà giudicare pazzi costoro, ma in realtà sono sapienti; seguendo le orme del fondatore, al pensiero dell'inferno, perseverano nella vita di mortificazione per guadagnarsi il paradiso. 


Parigi 1524. Lo stampatore Badius Ascensius finisce di stampare il libro dal titolo Opera et vita Brunonis Chartusianarum, cinquecentoventi pagine di grande formato, su carta forte e di piacevolissima estetica. La forza dei torchi ha contribuito a rendere l'opera assai più interessante con l'aggiunta di sei incisioni lignee di anonima fattura. Queste descrivono ed inquadrano alcuni particolari momenti della vita del santo fondatore dell' ordine dei certosini: San Bruno di Colonia.


Tra queste si trova raffigurato un episodio, forse leggendario, che sconvolse profondamente l' animo di Bruno e dei migliaia di presenti.  L'episodio è di fondamentale importanza, poiché la tradizione agiografica ne ha fatto la "vera causa" del ritiro di San Bruno nella solitudine religiosa.


Nell' anno 1082 nella chiesa di Nôtre-Dame di Parigi si celebrava un funerale di un celebre professore della Sorbona, Raimondo Diocrès. Oltre a molti semplici fedeli vi parteciparono numerosi professori e discepoli del defunto. La salma era collocata nel mezzo della navata centrale, coperta, secondo l'uso di quel tempo, da un semplice velo.  

Cominciate le esequie, il sacerdote disse: "Rispondimi: quante iniquità e peccati hai...?", si udì una voce sepolcrale uscire da sotto il velo funebre e disse queste parole: "Per giusto giudizio di Dio sono stato accusato!". Fu tolto subito il drappo mortuario, ma si trovò il defunto immobile e freddo. La funzione, improvvisamente interrotta, fu subito ripresa fra il turbamento generale. Poco dopo il cadavere si alzò davanti a tutti e gridò con voce ancora più forte di prima: "Per giusto giudizio di Dio sono stato giudicato!".

Lo spavento dei presenti giunse al colmo. Alcuni medici si avvicinarono al defunto, ripiombato nella sua immobilità, e constatarono che era veramente morto. Non si ebbe però il coraggio, per quel giorno, di continuare il funerale e si rimandò al domani. Intanto le autorità ecclesiastiche non sapevano che cosa decidere.


II giorno seguente fu ripetuto l'ufficio funebre, ma giunti alla stessa frase prevista dal rito ("Rispondimi...") il cadavere si alzò nuovamente da sotto il velo funebre e gridò: "Per giusto giudizio di Dio sono stato condannato all'inferno per sempre!".
Davanti a questa terribile testimonianza, cessarono i funerali e si decise di non seppellire il cadavere nel cimitero comune. Il prodigio era evidentissimo e molti si convertirono. Tra i presenti c'era un certo Brunone, discepolo e ammiratore del Diocrés; era già un buon cristiano, ma in quell'occasione decise di lasciare le attrattive del mondo e di darsi alla penitenza. Altri seguirono il suo esempio. Brunone divenne fondatore di un Ordine Religioso, il più rigoroso della Chiesa Cattolica: l'Ordine dei Certosini.