Torture e loro strumenti

31.05.2019

Opera curiosa quanto macabra del dotto prete Antonio Galloni che, nella sua prima veste editoriale del 1591, uscì con il titolo TRATTATO DE GLI INSTRUMENTI DI MARTIRIO, E DELLE VARIE MANIERE DI MARTORIARE [...]. Le 159 pagine che costituiscono l' opera sono corredate da 47 incisioni in rame disegnate da Giovanni di Guerra da Modena, pittore di Papa Sisto V, e siglate dal fiorentino Antonio Tempesta. In queste incisioni vengono rappresentati i diversi strumenti di cui si servivano i pagani nei tempi delle persecuzioni contro i cristiani. 

Un viaggio folle, surreale, in cui si mostrano martiri crocifissi a testa in giù, appesi per i capelli, oppure appesi per i piedi con un sasso fisso al collo. Alcuni appesi nudi e unti con miele, esposti al sole affinché il loro corpo diventasse cibo per mosche e api. Altri ancora appesi ad un uncino per il collo. Un metodo era la tortura di San Pantaleone, il martire veniva legato alla parte esterna di una ruota e fatto precipitare da impervi e alti burroni così che fosse colpito in tutte le sue parti. Vi era poi la Troclea, ove il martire veniva letteralmente stirato e totalmente disarticolato. Il Torchio, qui il martire veniva schiacciato lentamente. Le Pietre, usate per percuotere guance, mani, corpo e bocca. Il Lebete, ossia un pentolone di acqua bollente su fuoco acceso ove il martire veniva buttato. Piombo fuso, usato nei modi più disparati e inserito nei diversi orifizi. Lingue tagliate, mammelle recise, denti strappati, viso scorticato, piedi recisi. Il Crurifagio, pratica della rottura delle gambe.