Rudimentali autopsie

14.11.2020

Le vicende dei corpi dei santi, post mortem, aprono un lugubre, allucinante capitolo sulle tormentate peripezie delle loro ossa, delle loro carni, del loro sangue. Dalle innumerevoli informazioni che si ricavano dalle agiografie antiche si schiudono spiragli sulla vita notturna dei conventi, su macabre e agghiaccianti operazioni di bassa macelleria, su rudimentali dissezioni eseguite con coltelli e rasoi da mani devote ma tremanti ed inesperte. 

La storia di Santa Chiara da Montefalco, spentasi in odore di santità, costituisce uno degli esempi più incredibili nel panorama delle dissezioni "casalinghe". Quando Chiara da Montefalco morì, le monache agostiniane decisero che il suo corpo venisse aperto e imbalsamato per sancire la giusta memoria ad un copro ritenuto benedetto, quale "vivo tempio dello spirito santo". Le monache convennero che per le operazioni di imbalsamazione il corpo della santa non fosse toccato da uomo alcuno e non venisse contaminato dalla mano di un barbiere-cerusico. E così, in una calda notte di agosto del 1308, mentre il convento dormiva, quattro suore si rimboccarono le maniche e iniziarono una serie di incredibili interventi. Questi sono succintamente descritti nell'opera di Battista Perigli, dal titolo Vita della B.Chiara detta della Croce da Montefalco dell'ordine di S. Agostino, stampata a Foligno per Agostino Altieri nel 1663. 

Il Perigli racconta che dopo aver spogliato il santo corpo, suor Francesca, inesperta com'era, iniziò ad aprirlo con un rasoio per poi levare le interiora. Durante questa operazione presero tra le mani il cuore e videro tutte che era di grandezza non ordinaria, superando addirittura la testa di un fanciullo. Ritennero quindi di mettere il cuore da parte mentre tutti gli altri interiori furono messi in una brocca e seppelliti nell'oratorio dove la beata morì. Ripigliarono poi il cuore e lo posarono in una scodella di legno, chiudendo a chiave il tutto dentro un cassa. Questo cuore non lasciava però tranquille le quattro monache dissezionatrici che incominciarono a sospettare qualche mistero dietro tale stranezza. 

Dunque, suor Lucia, suor Margarita, suor Caterina, e suor Francesca ripresero il cuore chiuso nella cassa con la volontà di dissezionarlo. Suor Francesca, addetta all'operazione, tenendo in una mano il cuore, e nell'altra il rasoio, non sapeva dove fare il taglio, poiché il cuore tutto ricoperto dal grasso. Suor Francesca si decise cominciando dalla parte superiore, dove il cuore era più largo, e seguì sino all'estremità opposta, così che tutto il cuore si aprì facilmente con un solo taglio.  Per l'abbondanza del sangue le monache non videro subito quello che si racchiudeva dentro, Suor Francesca infilò il dito in mezzo e con gentili strappi mosse e staccò sottili nervi che nella loro forma rappresentavano: la Croce, la frusta ovvero il flagello con il quale Cristo fu battuto, la Colonna della flagellazione, la Corona di Spine, i tre chiodi, la lancia e la canna con la spongina. Nell'opera del Perigli sono inserite due xilografie che illustrano il cuore sezionato della Beata Chiara e gli oggetti rinvenuti dalle quattro suore.    

In seguito, le monache - grazie alle indicazioni dello speziale Tomaso di Bartalone - a togliere il cervello dalla testa, imbalsamarono tutto e involsero il corpo in una tela sottile dentro la quale lo cucirono lasciando scoperta la faccia, le mani e i piedi.